Quando trovi un buon punto d’appoggio, puoi fidarti, affidarti e lasciarti andare.
Un buon punto d’appoggio favorisce un senso di sicurezza e può aiutarti a rilassarti anche nei momenti di tensione.
Quando mi sento in difficoltà e sono agitato, cerco un appoggio. Posso trovarlo fuori di me, in una persona amica: parlare con qualcuno che ascolta e non giudica è un sollievo e mi aiuta a dare una dimensione più realistica alla difficoltà. Ma non sempre c’è un “altro” disponibile o disposto a sostenermi.
So che posso cercarlo dentro di me: «Tranquillo» mi dico «ti ricordi le difficoltà di quella volta e di come ne siamo venuti a capo? Insieme ce la facciamo». La mia parte adulta accoglie così la parte che si sente in difficoltà. Anche dentro di me, però, non è sempre scontato trovare il sostegno che cerco. A volte devo fare i conti con i miei Sotto-sé, poco inclini ad accogliermi e più propensi a giudicarmi e a darmi addosso che a sostenermi.
Anche il corpo può essere un punto di appoggio, emotivo oltre che fisico, quando ricordo che posso fargli svolgere anche questa funzione. Nella pratica bioenergetica, mi metto con i piedi paralleli e le ginocchia leggermente piegate per sentire il contatto con il terreno. Sento che il peso scende verso terra e cerco una posizione in cui sentirmi più stabile e presente, meno in balia dei miei pensieri. In altre parole, rimetto la testa nel corpo.
L’agitazione magari non sparisce del tutto, ma non sono più così immerso in quella sensazione.
Posso appoggiarmi agli altri, a me stesso e al mio corpo, anche contemporaneamente. E quando trovo questi appoggi, posso stare nella difficoltà senza sentirmi completamente in balia di essa.
Avere un punto d’appoggio non significa solo non vacillare. Significa anche poter vacillare e sapere di poter ritrovare il proprio equilibrio.

