Anche quest’oggi sono in piedi, ho i piedi paralleli distanti tra loro circa 20 cm., le ginocchia sono leggermente flesse e davanti a me ho il lavello con le stoviglie che abbiamo usato per la colazione. Metto un po’ di detersivo sulla spugna e comincio a insaponare.
Mentre faccio questo ho il tempo di portare l’attenzione ai miei piedi, sento come stanno, sposto il peso da uno all’altro, oscillo lentamente passando il peso dai talloni alle punte e dalle punte ai talloni. Poi porto l’attenzione alle ginocchia, le piego e le raddrizzo un po’ di volte. Nel frattempo ho finito di insaponare e comincio a sciacquare. Ho ancora tempo di occuparmi di come sento le anche e il bacino, quanto sento sciolta la mia schiena. Chiudo l’acqua, metto le stoviglie ad asciugare. E proseguo la mia giornata.
Ci sono molte situazioni in cui posso scegliere di fare qualcosa di simile: quando mi rado, mi lavo il viso, aspetto il treno, cammino dalla stazione allo studio e altre ancora.
Sono momenti, nella quotidianità, in cui posso esercitarmi nell’arte di appoggiarmi e di sentirmi in equilibrio.
L’ho presa un po’ larga prima di arrivare al punto. Eccolo, sotto forma di domanda:
Quanto spesso ti succede di sentire che ti appoggi sulle tue gambe?
Mentre pensi alla risposta, aggiungo un altro pezzo.
Quando eravamo bambini, intorno al compimento del primo anno, abbiamo cominciato a cercare di metterci in piedi e, in successione, siamo riusciti a stare in piedi con un appoggio, poi in piedi senza appoggio e infine a muovere un piede dopo l’altro e a camminare da soli. Per tentativi ed errori – ci sono voluti un po’ di mesi – dopo ogni perdita di equilibrio, dopo ogni caduta abbiamo affinato la nostra capacità di rimetterci in piedi, di stare in equilibrio sulle nostre gambe, di coordinare i movimenti mentre ci spostavamo da un punto all’altro. E per imparare tutto questo non abbiamo frequentato nessun corso.
Quello è stato sicuramente il periodo della nostra vita in cui abbiamo sfruttato al meglio le opportunità di sentire come ci appoggiamo sulle nostre gambe.
Allora, tornando alla domanda che ho fatto prima, le risposte che prevedo di ricevere sono “mai” oppure “quasi mai”. Il fatto è che, dopo che abbiamo imparato a stare in piedi e a camminare con sufficiente sicurezza, abbiamo dato per scontata questa capacità e, presi da mille altre cose, le abbiamo dedicato sempre meno attenzione.
Apparentemente, il fatto in sé non sarebbe importante: tra le molte cose a cui facciamo attenzione quotidianamente, non consideriamo una priorità se e come ci appoggiamo sulle nostre gambe.
Facciamo una scelta.
Ma se consideriamo questa attenzione come un aspetto della cura di noi stessi, possiamo capirne meglio l’importanza. Sentire che ci appoggiamo sui nostri piedi e sulle nostre gambe ci permette di percepire la qualità del terreno su cui ci troviamo e di accorgerci meglio di come distribuiamo il peso, di come utilizziamo le gambe e di come recuperiamo l’equilibrio mentre siamo fermi e mentre ci muoviamo.
Inoltre, possiamo accorgerci se c’è qualcosa che non va. E possiamo trovare, o farci aiutare a trovare, un modo per migliorare la situazione.
C’è un’ultima cosa che noto quando sto così, sui miei piedi: la sensazione di essere in contatto con una base solida, una base sicura. Infatti i nostri piedi non sono semplicemente a contatto con il terreno: ne percepiscono le caratteristiche e, attraverso questa percezione, ci permettono di modulare continuamente il modo in cui distribuiamo il peso.
Sentirsi in equilibrio non significa stare fermi in una posizione.
Significa oscillare, poter lasciare che il peso si sposti e ritrovare continuamente il proprio appoggio.
E non è solo una questione di equilibrio fisico. Nelle situazioni in cui faccio fatica a stare nel momento presente e mi sento in balia di pensieri e sentimenti confusi, ho imparato a cercare il contatto dei miei piedi con il pavimento.
È quello che Alexander Lowen chiamava grounding: l’idea che avere i piedi per terra, letteralmente, ci aiuti a stare con i piedi per terra anche interiormente, con più stabilità emotiva. Può essere un aiuto quando arrivano l’ansia o le preoccupazioni.
La prossima volta che ti troverai davanti al lavello, o in fila alla cassa, o ad aspettare che il semaforo diventi verde, prova a farlo anche tu: porta l’attenzione ai tuoi piedi e alle tue gambe. Senti come appoggiano. Oscilla leggermente, dai talloni alle punte. Non richiede tempo in più, né un corso, né un’attrezzatura particolare — solo la stessa curiosità che avevi da bambino, quando imparare a stare in piedi era un’esplorazione divertente ed eccitante.
È un piccolo gesto. Ma è anche, ogni volta, un modo per riassaporare il piacere di essere nel proprio corpo.

