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La mia attività fisica preferita è la corsa. Questa scelta ha dei motivi pratici, il cambio di abbigliamento è semplice e rapido, esco di casa e posso subito cominciare a correre, il contesto in cui corro è particolarmente gradevole. E poi c’è quello che faccio accadere mentre corro: ho un tempo a mia disposizione, che può variare dai 45 minuti alle due ore,  durante il quale, oltre a muovermi  e a “tenermi in forma”, posso pensare, ascoltare il dialogo interno tra i miei Sotto-sé, percepire le sensazioni corporee, guardare dove metto i piedi, controllare l’orologio, osservare quello che c’è intorno a me e altro ancora.

L’obiettivo originario è l’allenamento aerobico, ma nei molti anni di pratica ho aggiunto l’allenamento di altre funzioni. Quando in una sessione di allenamento riesco a sincronizzare alcune di queste funzioni raggiungo un piacere particolare che va ben oltre alla soddisfazione di aver corso con intensità e di aver svuotato un po’ il serbatoio delle tensioni.

Ecco un esempio

Vi racconto, come esempio, come è andato l’allenamento di ieri, nel tardo pomeriggio di un sabato con il cielo grigio. Mi sono prefissato di correre per almeno 15 km. con un’andatura tranquilla, un percorso in piano, inizialmente un po’ affollato che man mano si spopola e diventa un sentiero in cui incontri solamente qualcuno che cammina con il suo cane. 

Prima di partire ascolto un mio breve dialogo interno. Una parte di me dice “corriamo senza stress, quindi guardiamo l’orologio solo a corsa finita e ci godiamo il piacere di correre” mentre un’altra parte risponde “macché piacere di correre, nella vita bisogna sempre migliorarsi, e come minimo oggi voglio andare più veloce della volta scorsa”.

Faccio partire il cronometro e comincio la mia corsa con un’andatura lenta e dopo pochi minuti il respiro diventa più affannoso, allora rallento ancora un po’ e comincio a far caso alle sensazioni dei piedi, al loro modo di appoggiarsi e staccarsi dal terreno, come si accomodano nelle scarpe. Mi sento a mio agio, e ora posso portare l’attenzione a quello che vedo intorno a me, le persone che incrocio e quelle che supero, e a quello che vedo più distante, il mare e le colline, gli scogli e gli alberi.

Dopo un centinaio di metri, riporto la mia attenzione al mio respiro (ora il respiro è accelerato ma non più in affanno), i piedi e le gambe stanno bene, rilasso le spalle e scrollo un po’ le braccia e le mani che nel frattempo si sono un po’ irrigidite.

Così mi piace: un centinaio di metri su di me, sulle sensazioni fisiche e un centinaio di metri con l’attenzione al mondo fuori, le persone, le cose, il contesto, i suoni, gli odori. E lascio che ognuna di queste due fasi si alterni ed interagisca con l’altra: le sensazioni influenzano il modo di agire, e le azioni stimolano altre sensazioni; mi sento rilassato mentre corro dove c’è meno gente, posso alzare e allargare lo sguardo e vedere gli alberi, sentire i profumi e il rumore dell’acqua e, a seguire, il respiro si fa più profondo e i muscoli del viso si rilassano, sorrido.

“Che bello questo allenamento!” esclama il mio Bambino Naturale.

Procedo senza curarmi della distanza percorsa e del tempo che sto impiegando, godendomi la successione ritmica dei movimenti delle braccia e delle gambe, delle spalle e del bacino e di quello che i miei occhi e gli altri organi di senso percepiscono. Ma poi irrompe il Sotto-sé che vuole anche oggi la prestazione migliore e mi ritrovo a sollevare l’avambraccio e a guardare l’orologio (tempo, distanza, frequenza cardiaca), “ce la siamo presa troppo comoda” dice “ACCELERIAMO!”. 

Obbedisco in automatico, ma appena riporto l’attenzione al respiro e mi accorgo che è diventato più aspro e che faccio più fatica, decido di riprendere a dar retta al Sotto-sé che preferisce stare nel piacere di correre. E così procedo per tutto il percorso: la maggior parte del tempo nel piacere di correre, con qualche momento più “prestazionale”. Solo nell’ultimo kilometro mi prendo la libertà di spingere al massimo, godendomi tutta la potenza a cui riesco ad attingere dopo un’ora e mezza di corsa.

Riassumendo

ieri ho allenato

  • la resistenza nella corsa (muscoli, cuore, respiro)
  • la scioltezza di molte articolazioni
  • l’attenzione al mio mondo interno, alle mie sensazioni
  • l’attenzione al mondo esterno e al mio modo di percepirlo
  • il ritmo tra l’attenzione al mio mondo interno e l’attenzione al mondo esterno
  • l’ascolto dei miei Sotto-sé e la loro gestione non conflittuale