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Quando ero ragazzino, vicino alla mia scuola, un paio di volte all’anno arrivava il Luna Park. Erano tre le attrazioni che preferivo: l’autoscontro, la casa dei fantasmi e il labirinto degli specchi.

Con l’autoscontro guidavo la mia macchinina sulla pista ed ero libero di decidere quando cercare lo scontro e quando evitarlo, era tanto divertente schivare le altre auto, quanto urtarle con determinazione; invece nella casa dei fantasmi mi sentivo in balia degli eventi, c’era buio e non avevo nessun controllo, in ogni momento poteva accadere qualcosa di sorprendente e spaventevole e, ovviamente, non potevo scappare, ma quando il giro finiva avevo voglia di rifarlo subito.

Nel labirinto degli specchi niente era come sembrava, guardavo davanti a me e vedevo me stesso riflesso dagli specchi, giravo lo sguardo e vedevo sempre me stesso da diverse angolature, cambiavo direzione e
mi trovavo nella stessa situazione. Procedevo a tentoni, letteralmente, e quante “capocciate” prima di riuscire a trovare il varco giusto che mi avvicinava all’uscita e alla soddisfazione di avercela fatta. E infine c’era lo zucchero filato… Ma tutto questo che cosa ha a che fare con la terapia di gruppo? Prima di scegliere di fare lo psicoterapeuta ho preso parte a molti incontri di psicoterapia di gruppo.

Ogni volta con la aspettativa di partecipare a un evento straordinario rispetto alla routine della quotidianità, con un misto di eccitazione e di tensione che non ho trovato in altri contesti.

Nel gruppo di terapia ci sono confini ben delineati

una stanza, un tempo definito, le segretezza e la riservatezza (vedi anche “Il gruppo di psicoterapia e le sue regole”) – che permettono di esprimersi in sicurezza, con più libertà e meno timori. E la straordinarietà è data proprio dalla possibilità di potere esprimere e condividere pensieri, sentimenti ed emozioni così come venivano e scoprire che effetto faceva a me e agli altri. Mi è facile ricordare sensazioni analoghe per il me ragazzino prima di incontrare, concentrate negli spazi protetti del Luna Park, le mie attrazioni preferite e le emozioni che mi suscitavano.

Fatta tutta questa premessa, posso concludere che, da questo punto di vista:

la terapia di gruppo è la versione adulta del Luna Park della nostra infanzia: la condivisione, il divertimento, l’osare in sicurezza, la spontaneità di allora vengono riattualizzati durante gli incontri, il tutto arricchito dalla consapevolezza che con lo spirito leggero e il divertimento diventa più semplice ammorbidire i meccanismi di difesa e scoprire nuove possibilità.