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Che cos’è il grounding?

Mi piace camminare e mi piace correre. Mi piace particolarmente sentire ad ogni passo il movimento dei piedi sul pavimento di casa, sull’erba del giardino, sulla sabbia, nelle scarpe. Quando cammino, o corro, e porto l’attenzione al movimento delle gambe e dei piedi, mi accorgo che il resto del corpo può seguire e affidarsi al ritmo dettato dal movimento che parte dal basso, un passo dopo l’altro, e la testa può svuotarsi dai pensieri.

In questi momenti sperimento cosa significhi che il piede, la pianta del piede, sia un organo di senso che integra le sue percezioni con quelle degli altri organi di senso, e cosa significhi essere in grounding.

La parola grounding si può tradurre in italiano come base solida, sicura. Alexander Lowen, fondatore dell’analisi bioenergetica, ne ha allargato il significato, riferendola a una qualità che ognuno di noi ha: quella di avere i piedi per terra.

Abbiamo i piedi per terra, letteralmente, quando usiamo i nostri piedi e le nostre gambe come un organo di senso che ci permette di sentire le caratteristiche del terreno su cui sono appoggiati e su cui si muovono, contribuendo a mantenerci in equilibrio e a muoverci senza inciampi. E abbiamo i piedi per terra, metaforicamente, quando siamo nell’esperienza presente, sentendo il sostegno della nostra base solida mentre attraversiamo quello che accade dentro e fuori di noi.

Il grounding non è dunque un concetto astratto, ma una funzione corporea che sostiene la presenza a se stessi, l’equilibrio, la stabilità emotiva. Possiamo allenarlo nel quotidiano, attraverso piccoli gesti ripetuti con attenzione e continuità — camminare, sentire l’appoggio, ascoltare il corpo, semplici esercizi come questo.

Più lo pratichiamo, più diventa naturale restare ancorati a ciò che viviamo, dentro e fuori di noi.