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La parola energia è entrata presto nella mia vita di studente e lo ha fatto in modi molto diversi. La prima volta l’ho incontrata al liceo nei libri di filosofia, studiando Aristotele: enérgeia come “essere in atto”, l’opposto della potenza. Non una cosa, ma un processo; non qualcosa che si possiede, ma qualcosa che accade. Era un concetto elegante, affascinante, ma decisamente lontano dall’esperienza.

Poi, ancora al liceo, l’energia è diventata una grandezza: cinetica, potenziale, termica. Nella fisica classica l’energia si calcola, si conserva, si trasforma. È precisa, rigorosa, impersonale. Ricordo di averla (faticosamente) capita con la testa, ma non certo sentita nel corpo.

Negli anni successivi, durante gli studi di medicina, l’energia ha cambiato ancora volto. Non era più solo una formula, ma il metabolismo che sostiene la vita: l’ATP, la contrazione muscolare, la regolazione ormonale, la trasmissione degli impulsi nervosi. L’energia diventava funzione, regolazione, equilibrio dinamico. Cominciava ad avvicinarsi al vivente, ma restava descritta dall’esterno.

Lo studio della Medicina Tradizionale Cinese ha rappresentato una svolta ulteriore. Il Qi non si lasciava ridurre né a una quantità né a un singolo meccanismo. Era flusso, qualità, relazione: saliva e scendeva, si bloccava o scorreva, si indeboliva o si rafforzava in relazione alle emozioni, all’ambiente, alla storia della persona. Qui l’energia ha iniziato a parlarmi con il linguaggio dell’esperienza.

Con l’incontro con la Bioenergetica,  ho iniziato a chiudere il cerchio. L’energia non l’ho più solo studiata o osservata, ho cominciato a sentirla: nel respiro che si approfondisce, nella sottile vibrazione delle gambe, nel rilascio di una tensione, nell’emozione che trova finalmente spazio in un gesto. Non più un’entità misteriosa, ma un processo vivo che attraversa corpo, affetti e pensiero.

Guardando indietro, mi accorgo che il percorso è stato anche un passaggio dall’energia come concetto all’energia come esperienza. Da qualcosa che si apprende sui libri a qualcosa che si riconosce nel corpo. Forse, in fondo, un ritorno silenzioso al senso originario di enérgeia: essere in atto, essere vivi.