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Perché è importante arrendersi al corpo

Anche solo a pronunciarle, le parole resa e arrendersi mi danno un po’ di inquietudine. Le associo subito alla rinuncia, al darla vinta, al sentirsi impotenti e inutili.

Nel mio immaginario, arrendersi è perdere. È cedere terreno. È non farcela.

Anche se una parte di me che sa bene che il corpo non vive secondo la logica della vittoria e della sconfitta. Il corpo vive secondo la logica dell’energia.

Dopo aver compreso che io sono il mio corpo, che il grounding è ciò che mi tiene in contatto con la realtà, che l’energia è il motore della mia vitalità e che la mia struttura caratteriale racconta il modo in cui ho imparato a trattenerla, la parola “arrendersi” assume gradualmente un nuovo significato. Non è più un atto di sottomissione a qualcosa di esterno. Diventa la disponibilità a non oppormi a ciò che accade dentro.

In termini loweniani, arrendersi al corpo significa sospendere il controllo volontario che blocca il flusso energetico. In altre parole, significa permettere all’emozione di completare il suo movimento, alla sensazione di espandersi, al tremore di attraversarmi, al respiro di approfondirsi, al pensiero di emergere come espressione di un processo corporeo e non come suo guardiano.

Mettendo insieme ricordi, mi vengono in mente diversi episodi in cui la risposta corporea ed emotiva era talmente intensa da non poter essere contenuta con la volontà . Non c’era modo di filtrare, correggere, trattenere. Il corpo andava per conto suo.

Penso in particolare a quella volte in cui, in un contesto serio, formale, “inappropriato”, ho provato con tutte le mie forze a trattenermi… e non ci sono riuscito. È iniziato piano con una parola detta da qualcuno, che ha risuonato in maniera irresistibilmente comica dentro di me: all’inizio mi sembrava di riuscire a tenerla a bada, poi non ci ce l’ho più fatta. La risata saliva dal diaframma, scuoteva il petto, spezzava il respiro. Più cercavo di bloccarla, più diventava incontenibile. In quell’istante non stavo decidendo di arrendermi. Ero già arreso.

Ed è proprio lì che la domanda cambia: se il corpo, quando non riesco a bloccarlo, non mi distrugge ma mi attraversa… allora a cosa sto resistendo per il resto del tempo?