Vi è mai capitato di digitare “bioenergetica” su google? Io ho provato a farlo e, se questo fosse uno dei miei Dialoghi dei Sotto-sé, vi racconterei che il mio Diavolo Genitoriale, leggendo alcuni risultati della ricerca, ha esclamato più volte “ma come vi permettete di creare questa confusione! Adesso vi sistemo io…”.
Ma non è uno di quei Dialoghi e approfitto della domanda del titolo per fare un po’ di chiarezza.
La parola “Bioenergetica” nasce poco più di un secolo fa e negli anni ha acquisito una sua rilevanza e un discreto fascino. Innanzitutto ha origine dal greco antico, e nasce dall’unione del termine bios (vita) con il termine energheia (forza attiva, potenza); quindi mette insieme due concetti importanti, quello di forza attiva con quello di vita, fa pensare alla vitalità, alla forza intrinseca dell’essere vivente. E, come avrete modo di notare, è una parola che è stata creata con un significato preciso e circoscritto, ma poi nel giro di qualche decennio il suo uso viene ripreso in contesti differenti e il suo significato assume sfaccettature diverse a seconda del contesto in cui viene usata.
La parola viene utilizzata per la prima volta nei primi anni del ‘900 e la sua collocazione originaria è in ambito scientifico-biologico: infatti la troviamo usata in Biochimica dove la Bioenergetica è la branca che studia i processi energetici che avvengono all’interno delle cellule viventi ( ad es. la produzione di ATP nei mitocondri, la respirazione cellulare, la fotosintesi nelle piante).
Qualche decennio dopo, nel 1955, A. Lowen e J.Pierrakos, riprendono il termine Bioenergetica e lo usano per definire “lo studio della personalità umana dal punto di vista dei processi energetici del corpo”. Rimane ancora nell’ambito della biologia, ma il suo significato viene esteso a tutte le funzioni del corpo (non solo a reazioni chimiche interne alla cellula) postulando che “l’energia è implicata in tutti i processi della vita –nel movimento, nel sentire, nel pensare– e che questi processi si arresterebbero se ci fosse una grossa interruzione nel rifornimento di energia all’organismo”. In sostanza Lowen afferma che non è importante, ai fini del suo studio, definire o descrivere l’energia in quanto tale (dal punto di vista biologico, fisico o chimico o quant’altro), ma dedica la sua attenzione a osservare e descrivere gli effetti che le variazioni di questa energia hanno sulla personalità umana. E, per maggior chiarezza su dove si colloca, aggiunge il termine “Analisi” alla parola “Bioenrgetica”, crea l’Analisi Bioenergetica, definendone bene i confini e i contenuti, mettendola nell’ambito della psicoterapia corporea.
A partire da quegli anni fino ad arrivare ad oggi, la parola Bioenergetica è poi entrata nel vocabolario di molte discipline olistiche, con connotazioni che hanno reso più variegato e inafferrabile il suo significato. La parola viene collocata in contesti che traggono ispirazione dalla tradizione orientale, e viene usata per definire pratiche che “lavorano su energie sottili”, o con valenza “spirituale” in ambiti di intervento sul benessere poco definiti. È diventata una parola che può dare origine a fraintendimenti.

