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Ho una lista non scritta di persone a cui credo di dovere delle scuse. Provo a elencarne alcune: XU, YN, ZS. Ho detto e/o ho agito nei loro confronti delle parti di me che potrebbero averli feriti.

Posso anche spingermi a dire che li ho feriti con intenzione e provando anche un certo piacere nel farlo e nel vederne gli effetti. Appena formulo questo pensiero, si apre un dibattito tra le mie parti che riporto parzialmente.

Comincia una parte (più bambina) che giustifica e dice:

“Ha cominciato lui e ti sei solamente difeso”

Un’altra parte, più severa e punitiva interviene:

“Ti ha ferito e ha avuto quello che si meritava, con quello che ti ha fatto…”

E un’altra (più adulta) replica

“Comincia a dire mi sono sentito ferito, invece di dire mi ha ferito. Un primo passo per riprenderti la tua parte di responsabilità e per cominciare a prenderti cura della parte che si è sentita ferita. E poi chiediti quali azioni hai fatto per metterti nella condizione di sentirti ferito”.

Procediamo con ordine.

All’epoca dei fatti, quando mi sono sentito ferito dalle parole e/o dai comportamenti di XU,YN o ZS, è arrivato un mio Sotto-sé potente, minaccioso, punitivo e vendicativo, il mio Diavolo Genitoriale. Quando entra in azione lui, dentro di me non c’è spazio per mediazioni: divento duro, rigido nell’atteggiamento e nelle parole, severo e vendicativo fino a che non metto a tacere il “mio feritore”. Porto la situazione al punto di non ritorno. E dopo diventa molto più difficile colmare la distanza che si è creata e ancor di più chiedere scusa. E tutto questo spesso avviene dentro di me, da fuori quello che si vede è poco o niente. E a distanza di poco tempo a volte interviene un altro Sotto-sé, il Diavolo del Bambino che si vendica a modo suo facendo un dispetto, e negando di averlo fatto.

I nostri Sotto-sé dicono, all’unisono, che è l’altro che ha cominciato e che loro sono intervenuti per difenderci da un’aggressione. Chiedere scusa comporta riconoscere che una mia azione possa avere ferito (con o senza intenzione consapevole) il mio interlocutore, e rinunciare ad aspettarsi che il mio interlocutore mi chieda scusa a sua volta.

Essere disponibile a scusarsi…

Il mio Adulto dichiara di essere disponibile a scusarsi, ma il Diavolo dell’Adulto gli dice: “non sarai così stupido da abbassare la guardia, anche se sono passati mesi (o addirittura anni) potresti essere colpito di nuovo!”. E ancora “se chiedi scusa la dai vinta a lui/lei ”. Equivale ad ammettere implicitamente che quello che è accaduto, è accaduto per colpa mia.

Quest’ultimo argomento è ancora efficace, il mio Adulto non si sente ancora abbastanza forte per poter dire “mi scuso per averti ferito”. E quindi, mi chiedo, da quale paura mi proteggo pensando che io non possa dargliela vinta e che ammetta di avere sbagliato? Cosa c’è in palio?

Ora non c’entrano più gli XU, gli YN o gli ZS o chicchessia. Sono solo io con i miei Sotto-sé che dicono di proteggermi ma che temono che, se dessi forza al mio Adulto e chiedessi scusa, mi libererei dal loro condizionamento, non avrebbero più potere su di me, non regolerebbero la mia vita e io potrei agire a modo mio, assumendone la piena responsabilità.