C’è un momento, durante gli esercizi in gruppo, in cui parte la risata.
Non una risata contenuta. Una risata vera — che parte dalla pancia, sale al petto, attraversa la gola e arriva agli occhi, fino a farli lacrimare. E di solito, subito dopo, arriva un’espressione sorpresa: “Non so da quanto tempo non mi succedeva.”

Quella risata non è una pausa dal lavoro. È il lavoro.

“Be funny and playful”

Bennett Shapiro ripeteva spesso durante i suoi workshop: «Siate divertenti e giocosi.» Aggiungeva che quella leggerezza avrebbe invitato i “diavoli” — le resistenze del paziente — a venire fuori a giocare.
C’è qualcosa di preciso in quell’immagine. Le difese non si sciolgono sotto pressione. Si allentano quando trovano un’atmosfera in cui non serve più stare in guardia.

Non perché il dolore non conti. Ci apriamo verso ciò che ci dà gioia. Ci contraiamo di fronte a ciò che ci dà dolore. È una pulsazione che conosciamo dal primo giorno.

Il problema è che nel tempo impariamo a diffidare di quella apertura. Le difese si costruiscono strato per strato, e ad un certo punto il corpo perde la sua capacità di pulsare, di vibrare — non perché non possa, ma perché ha imparato che è più sicuro non farlo.

Il Bambino Naturale

Nel lavoro con la Forza Vitale, uno degli obiettivi più importanti è ristabilire il contatto tra l’Adulto — la parte consapevole di noi — e quello che Shapiro chiama il Bambino Naturale: la sorgente degli impulsi più puri, della curiosità, della capacità di godere.
Uno degli esercizi che propongo in gruppo parte da una suggestione semplice: immagina di essere un bambino che ha appena imparato a camminare e sei arrivato al parco giochi. Vedi i tuoi amici venire verso di te con un grande sorriso. Cosa fai? Corri loro incontro. Ti protendi. Con tutto il corpo. Senza pensarci.

Non è una regressione. È un recupero.

Eppure è quel modo di protendersi — carico, spontaneo, gioioso — che col tempo le nostre difese imparano a trattenere.
Sentirsi sciocchi è un buon segno

Chi prova questi esercizi per la prima volta spesso si sente a disagio. Ridicolo, a volte.
Quella è la voce dei Difensori interni — la parte di noi che dice “cosa penseranno gli altri?”, “non fare lo scemo!”, “comportati da adulto”. È la stessa voce che da bambini ci ha insegnato che certe espressioni erano eccessive, certi movimenti inopportuni.
Superare quell’imbarazzo — non combatterlo, solo attraversarlo — è già una forma di scioglimento. La risata che arriva dopo, quella vera che prende petto e pancia, non è un effetto collaterale. È il segno che qualcosa nell’armatura si è allentato.

Il lato luminoso

Riconnettere l’Adulto al Bambino Naturale attraverso la giocosità non significa smettere di fare i conti con le difficoltà. Significa guardarle in una luce diversa.

Non dalla penombra della cantina, dove ogni forma diventa minaccia. Ma con la luce di una bella giornata primaverile — quella che scalda, che apre, che invita a uscire.

Le difficoltà restano. Ma cambiano aspetto quando le guardiamo da lì.

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