Il mio Adulto dice: “Corro perché mi piace e mi fa stare bene. Mi piace sentire l’attivazione dei muscoli e del respiro. E mi piace anche rallentare e fermarmi a guardare quello che c’è intorno a me. E poi partire di nuovo.”

Ma quando rallento oppure mi fermo per guardare uno scorcio del panorama, sento il mio Diavolo Genitoriale: “Allora! Hai finito di perdere tempo: se dici che stai correndo, non puoi fermarti a guardare il panorama ogni due per tre. Tu corri per migliorarti, ogni volta devi andare più veloce della volta precedente!”

Una variante a questo la propone il mio Diavolo dell’Adulto, che sfotte e provoca: “Forse è meglio che tu vada a far due passi in centro, cammini tranquillo, guardi le vetrine, ogni tanto ti siedi su una panchina e ti riposi. Lascia perdere la corsa sui sentieri, è troppo impegnativa per te.” Ed è capace anche di adularti: “Vedrai come ti invidieranno quando gli dirai quanto hai corso!”

Spesso mi faccio agganciare dai miei Diavoli

Spesso mi faccio agganciare dai miei Diavoli: riprendo a correre e non faccio più soste. Come se qualcuno mi stesse cronometrando.

Mi dispiace dover ammettere a me stesso che mi capita ancora di avere bisogno di ricevere la medaglia. L’approvazione degli altri, la loro ammirazione. E sotto, più in profondità, qualcosa di più antico: il desiderio di rendere orgoglioso mio padre.

E ancor di più mi dispiace di non essere capace di fare quello che mi diverte e mi dà piacere — semplicemente perché mi diverte e mi dà piacere.

Non è solo nella corsa. È ovunque mi fermi a godere di qualcosa. Come se il piacere, per me, avesse sempre bisogno di un permesso.

Mio padre citava spesso il detto “prima il dovere e poi il piacere”. Io sono cresciuto seguendo questo principio e me lo sono portato dentro così a fondo che, col tempo, non ho più avuto bisogno che qualcuno me lo ricordasse — c’era già un Sotto-sé pronto a farlo. È così che funziona: durante l’infanzia costruiamo le nostre soluzioni, quelle che ci proteggono e ci permettono di stare al mondo. E poi le portiamo con noi, anche quando il mondo è cambiato, anche quando quelle soluzioni ci pesano più di quanto ci aiutino.

Quando l’Adulto diventa un po’ più forte, comincia a vedere “prima il dovere, poi il piacere” per quello che è: non una legge naturale, ma una delle tante opzioni possibili. E con quella consapevolezza si apre uno spazio nuovo — la possibilità di scegliere, momento per momento, quello che ci fa davvero stare bene.

Qualche volta, ormai, riesco a fermarmi sul sentiero e a guardare il panorama senza sentire i Diavoli. O meglio: li sento, ma non mi faccio agganciare. Resto lì, con il respiro che si calma, e mi godo quello che c’è.

La medaglia?

A volte la voglio ancora. Ma sempre meno spesso.
Mi basta la corsa.

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